Unione Europea: una dittatura dei ricchi

di Jorge Capelán, Radio La Primerisima
Usare l’esercito per difendere i privilegi dei ricchi schiacciando le proteste dei poveri è un principio che i massimi dirigenti dell’Unione Europea hanno trasformato in una dottrina, secondo quanto emerge dai documenti che diversi media alternativi stanno scoprendo negli ultimi mesi.
Le politiche neoliberali creano livelli tali di disuguaglianze che anche gli economisti borghesi che si riuniscono con Obama come Thomas Poketty lo dicono apertamente: “Il capitalismo non è capace di creare uguaglianza”. Di fronte a questo, gli strateghi dell’Unione Europea, da diversi anni si preoccupano  per il moltiplicarsi delle tensioni sociali esplosive nelle fasce più povere della popolazione.
Come pensano di affrontare questi problemi? Schierando l’esercito contro i poveri, è ovvio.
Questo è quello che dicono studi come “Urban Violence ad Humanitarian Challenges” (Violenza urbana e questioni umanitarie) e “Perspektiven für die europäische Verteidigung 2020″ (Prospettive per la difesa europea 2020) dell’Istituto Europeo per gli studi di Sicurezza, un’agenzia dell’UE sui temi di analisi internazionali e di difesa.
In particolare nel secondo studio, che ha la prefazione dell’ex Commissario dell’Unione per gli Affari Esteri, Catherine Ashton, mette bene in chiaro la questione: si tratta ne più ne meno di “proteggere i ricchi dalle tensioni ed i problemi con i poveri”.
In un lungo articolo di Tomas Ries, professore dell’Accademia della Difesa Svedese e consulente dell’ex cancelliere del paese scandinavo, Carl Blidt, si afferma “Nella misura in cui aumenta la parte della popolazione mondiale che vive in condizioni di povertà e frustrazione, le tensioni tra questo mondo e quello dei ricchi aumenterà… visto che difficilmente potremo affrontare la causa dei problemi per l’anno 2020… dobbiamo essere in grado di proteggerci”.
Ries menziona gli scioperi dei netturbini di Napoli e quello dei pompieri in Gran Bretagna come esempi di conflitti “che minacciano l’infrastruttura” per i quali l’UE deve prepararsi maggiormente. L’esercito sarà usato sempre più spesso con compiti di polizia. Di fatto, sia in Grecia che in Spagna, si è già usata la mano dei militari per fronteggiare gli scioperi.
L’autore ammette che questo potrebbe essere “moralmente discutibile” ma “non esiste altra alternativa”.
Il giornale spagnolo “Público” denunciava agli inizi di novembre che le truppe dell’esercito spagnolo “hanno visto rafforzato il loro addestramento in tattiche tipiche dei corpi di polizia per migliorare la loro capacità di intervento nelle rivolte civili”.
Intanto in Germania sono già stati costruiti diversi campi di addestramento, tra gli altri una Città Modello con 502 edifici nella zona militare di Altmark, nella quale truppe di vari paesi europei sono state formate nel scontro con sollevazioni popolari.
La radio Deutschlanddfunk, che ha commentato gli studi nel mese di luglio, segnala che l’articolo 222 del Trattato di Lisbona può essere interpretato in modo tale che le forze armate dei paesi dell’Unione possano essere inviate ad altri paese membri in caso di proteste sociali.
di Jorge Capelán, Radio La Primerisima /Tortilla con Sal/Nicaragua
Versione Originale in Spagnolo: TerceraInformacion.es
Traduzione: Sergio Orazi.
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